Come migliorare l’estetica del viso e del sorriso

Un sorriso piacevole valorizza senz’altro un bel volto, ma esistono modi per migliorare ulteriormente l’estetica del viso e del sorriso oltre a curare i propri denti? Quali sono le possibilità terapeutiche più moderne per trattare gli inestetismi della zona intorno alla bocca, spesso rovinata da rughe profonde, cicatrici, labbra sottili o cadenti? Oggi proviamo ad approfondire la tematica con l’aiuto del Dott. Lorenzo Paolo Bottini, odontoiatra specialista universitario in chirurgia orale e implantologia, proprietario del Centro Odontoiatrico ProSmile ad Albano Laziale, e con il Dott. Luca Tiravia, collaboratore del Dott. Bottini e consulente per l’odontoiatria generale ed estetica presso il centro ProSmile.

 

Dott. Bottini, quanto conta l’estetica del sorriso? Esistono cure specifiche per avere dei denti più belli?

Indubbiamente avere un sorriso sano e gradevole fa vivere meglio con se stessi e con gli altri. Poter sorridere e ridere liberamente dispone l’individuo ad essere più aperto e socievole, a sentirsi maggiormente a proprio agio. Al contrario, vergognarsi della propria bocca rende le persone meno disposte alle relazioni interpersonali, alla vita sociale, ed in generale crea stati di disagio e frustrazione.

Basta soffermarsi a riflettere, probabilmente tutti noi abbiamo conosciuto persone che si coprono la bocca quando ridono o sorridono: questo è un segno di disagio molto evidente. Oggi esistono trattamenti specifici per chi ha necessità di ripristinare da zero la propria bocca (l’implantologia a carico immediato, che permette in poche ore di avere di nuovo denti fissi, ripristina funzione ed estetica), o per chi vuole migliorare semplicemente la bellezza del proprio sorriso (sbiancamenti, ricostruzioni estetiche, faccette o capsule in ceramica senza metallo).

 

Che cosa rende un sorriso “smagliante”?

Quasi tutti penserebbero subito a denti bianchissimi. Ma in realtà la brillantezza dei nostri denti non è la sola ad avere un ruolo decisivo. La bellezza di un sorriso dipende piuttosto dalle molto degli incisivi superiori e dalla loro simmetria. Per un sorriso armonico – oltre alla simmetria dei denti rispetto alla linea mediana e alla naturale curvatura dei denti rispetto alla linea del sorriso – occorre tenere conto anche della forma dei denti, che deve essere adatta alla diversa forma del viso (quadrata, triangolare, ovale) in modo individuale o a seconda della tipologia facciale.

I fattori che maggiormente influiscono sull’estetica del sorriso sono la relazione degli incisivi superiori in termini di rispettive lunghezza e larghezza e il rapporto della larghezza visibile dei primi incisivi rispetto agli incisivi laterali e ai canini. Questi rapporti sono generalmente regolati da criteri matematici, e questo fa sì che possiamo pianificare e realizzare delle correzioni che siano adatte, caso per caso, ad armonizzare il sorriso a ciascun volto.

Come sempre, quindi, la corretta analisi del caso e la progettazione adeguata sono indispensabili per ottenere il miglior risultato possibile. In questo la tecnologia ci è di grande aiuto: oggi è possibile, partendo dalle foto del viso e del sorriso, e dalle radiografie digitali con ricostruzione in 3D dello scheletro dei mascellari, incrociare i dati ed eseguire analisi funzionali ed estetiche con dei programmi specifici. Questo ci consente, ad esempio, di capire se alcune disarmonie possono essere corrette migliorando in maniera mini invasiva l’estetica della pelle intorno alla bocca, o delle labbra.

 

Dott. Tiravia, cosa sono i fillers? A che scopo si utilizzano?

Fillers: Cosa sono?

I fillers sono sostanze iniettabili (nel tessuto sottocutaneo o nel derma profondo) ampiamente impiegati nella medicina estetica per contrastare inestetismi di varia origine (cicatrici da acne, lesioni associate a traumi chirurgici, rughe e altri segni dell’invecchiamento cutaneo, ecc.), oppure per conferire volume e riempimento ad aree del volto o del corpo “svuotate” (come, ad esempio, le labbra sottili), o ancora per rimodellare determinate zone di viso e corpo (guance, zigomi, glutei, ecc.).

Per raggiungere i sopra citati obiettivi, sono diversi i tipi di fillers che si possono impiegare. Ad ogni modo, sostanzialmente, possiamo distinguere due diverse tipologie di fillers:

  • I fillers riassorbibili o biologici.
  • I fillers semipermanenti o parzialmente sintetici.
  • I fillers permanenti o completamente sintetici, altrimenti detti fillers non riassorbibili.

Di seguito, le principali caratteristiche di queste tipologie di fillers verranno brevemente descritte. Inoltre, saranno riportati alcuni esempi delle sostanze maggiormente impiegate in ambito estetico.

 

 

Filler Riassorbibili

I fillers riassorbibili, biologici o superficiali, che dir si voglia – anche definiti come fillers di superficie – sono così chiamati perché vengono completamente riassorbiti dalla cute (poiché progressivamente metabolizzati).
Indicativamente, la durata del loro effetto varia dai 3 a 10 mesi, ma è pesantemente influenzata da fattori strettamente individuali e correlati allo stile di vita dell’individuo (stress, fumo, alimentazione, ecc.).
I fillers superficiali sono particolarmente indicati per riempire e colmare le rughe del contorno occhi/bocca, quindi per ringiovanire l’estetica del volto. L’uso di questo tipo di sostanze presenta diversi vantaggi, difatti i fillers riassorbibili:

  • Non richiedono un tempo di recupero: dopo le iniezioni di filler, è possibile riprendere le normali attività quotidiane.
  • Sono ben tollerati dalla pelle (soprattutto quelli all’acido ialuronico);
  • Assicurano un effetto quanto più possibile naturale.

Di contro, le iniezioni di fillers biologici – analogamente a molti altri trattamenti estetici – possono causare alcuni effetti indesiderati, seppur di lieve entità, quali:

  • Rossore localizzato nell’area trattata;
  • Edema;
  • Comparsa di piccoli ematomi ed ecchimosi.

Tipi di Fillers Riassorbibili

Fra i principali tipi di fillers biologici attualmente impiegati dalla medicina estetica, ricordiamo:

  • Collagene bovino (es. Zyderm, Zyplast).
  • Collagene autologo (es. Cosmoderm, Cosmoplast).
  • Acido ialuronico (es. Restylane, Perlane, Perfectha). I fillers all’acido ialuronico di ultima generazione presentano un assorbimento più lento, che permette di prolungare l’effetto soft-lifting desiderato fino ad un anno o più.
  • Gel di agarosio: polimero naturale di derivazione algale (da alghe).
  • Endoplast 50.
  • Acido L-polilattico (es. Sculptra): stimola la sintesi di neocollagene con conseguente effetto lifting. Pertanto, l’effetto riempitivo non è immediato come per le altre tipologie di fillers. È indicato per il trattamento di rughe fini, piccoli solchi o pieghe naturali della pelle. Inoltre, il filler all’acido polilattico viene utilizzato anche per aumentare il volume di zigomi o mento.

Filler Semipermanenti

I fillers semipermanenti appartengono al cosiddetto gruppo dei fillers di profondità. Tali sostanze possono essere iniettate sia nel tessuto sottocutaneo, sia nel derma profondo.
Sono particolarmente indicati per aumentare il volume di labbra, mento, zigomi e per mascherare depressioni profonde cutanee tipiche dell’invecchiamento.

Il principale vantaggio derivante dall’uso di questi fillers è rappresentato dalla durata degli effetti che può essere maggiore o uguale ai tre anni. Ciò è possibile poiché il loro riassorbimento da parte dell’organismo è molto lento. Di contro, l’uso di fillers semipermanenti porta ad un inevitabile aumento del rischio di comparsa di reazioni allergiche, oltre che alla comparsa di effetti indesiderati come rossore, gonfiore, ematomi ed ecchimosi.

Tipi di Fillers Semipermanenti

I principali fillers semipermanenti tuttora impiegati, sono:

  • Idrossiapatite di calcio (es. Radiesse): è un tipo di filler in grado di svolgere un eccezionale effetto di ringiovanimento.
  • Acido ialuronico associato ad un idrogel acrilico (es. Dermalive).
  • Microsferule di polimetilmetacrilato in collagene: filler utilizzato soprattutto per il riempimento di labbra (es. Artecoll).

Filler Permanenti

I fillers permanenti, sintetici o non riassorbili sono particolari sostanze che l’organismo non riesce in alcun modo a metabolizzare, a differenza di quanto avviene per i fillers biologici e per i fillers semipermanenti. Insieme a questi ultimi, i fillers permanenti appartengono al gruppo dei fillers di profondità.
Data l’incapacità dell’organismo di metabolizzarli, i fillers permanenti rimangono nel tessuto sottocutaneo – o nel derma, a seconda dei casi – in maniera definitiva. Sono indicati per correggere depressioni e solchi della pelle molto più profondi delle semplici rughe d’espressione
Presentano il vantaggio di poter essere rimossi in caso di effetto estetico poco gradito. Di contro – oltre agli effetti collaterali critti –  vi è un aumento del rischio di reazioni allergiche alla protesi, così come vi è il rischio che questa possa rompersi o migrare in altre sedi con il rischio di andare a comprimere le terminazioni nervose. Oltre a ciò, la loro sicurezza d’uso è alquanto discutibile nel lungo termine e possono provocare effetti collaterali anche gravi, quali infezioni, ascessi, fibrosi e granulomi da fillers, perdita di sensibilità e difficoltà di movimento dell’area trattata.

Tipi di Fillers Permanenti

I fillers permanenti derivano da polimeri con legami alchil-ammidici e poliacrilamide. Fra le principali sostanze impiegate, pertanto, ritroviamo:

  • Gel di poliacrilimmide (es. Aquamid).
  • Silicone in protesi/iniettabile.

Lipofilling

Un discorso a parte può essere effettuato per il lipofilling. Una particolare tecnica di chirurgia estetica che permette di ringiovanire, riempire o rimodellare diverse aree del viso e del corpo.
Il lipofilling consiste nell’iniezione di grasso autologo – prelevato, quindi, dal paziente stesso – al posto dei comuni fillers sopra descritti. Per questo motivo il filler-adiposo può essere considerato un filler naturale (ma non riassorbibile, poiché esso viene riassorbito in minima parte appena dopo l’intervento per poi permanere nell’area in cui è stato inoculato).
La tecnica che consente l’iniezione di questo filler naturale – nota, appunto, come lipofilling o lipostrutturazione – prevede il prelievo di una nota quantità di cellule adipose (di grasso) da una determinata area del corpo del soggetto, la loro purificazione e, successivamente, la loro iniezione nelle aree in cui vi sono imperfezioni da correggere (come le rughe) e punti di svuotamento da riempire o da rimodellare (come, ad esempio, labbra troppo sottili, guance svuotate, zigomi cadenti, ecc.)

 

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Laser in odontoiatria

In campo odontoiatrico esistono ormai molte tipologie di laser per una varietà di applicazioni che vanno dall’eliminazione della carie (al posto del trapano), allo sbiancamento, alla decontaminazione degli alveoli vuoti in implantologia, all’indurimento dei materiali impiegati nelle otturazioni. E non solo: il laser viene impiegato nella cura delle malattie delle gengive per l’eliminazione dei batteri dalle sacche parodontali e per l’ottimizzazione della linea gengivale. Tutto questo senza trapanosenza aghi, spesso senza anestesia, senza dolore, senza gonfiore e con una ridottissima perdita di sangue… Ovvio quindi che i pazienti ne abbiano un’impressione estremamente positiva, del resto confermata da molti studi indipendenti che mostrano come essi siano molto interessati a una tecnica sicura che praticamente elimina dolore e sanguinamento, accelera la guarigione, riduce la durata e la frequenza delle sedute, ed elimina il minaccioso suono del trapano.

Che cos’è il laser?
laser odontoiatrico è uno strumento medico che genera un raggio molto preciso di luce concentrata. Il raggio sterilizza la zona-bersaglio e allo stesso tempo coagula i vasi sanguigni riducendo di conseguenza il rischio di infezione e il sanguinamento. Alcune procedure possono essere eseguite in una frazione del tempo richiesto dallo stesso intervento senza laser, con evidenti benefici sulla durata del cosiddetto “tempo-sulla-poltrona”. L’efficienza del laser è basata sui tassi di picco di assorbimento dei materiali contenuti nei tessuti-bersaglio (duri o molli) e di altro materiale dentale (per esempio, emoglobina, acqua, idrossiapatite, e così via) di lunghezze d’onda uniche. L’energia ottimale viene fornita con la minima emissione possibile, basata sulle caratteristiche di assorbimento uniche e precise delle singole lunghezze d’onda. Alcune di queste lunghezze hanno un’affinità con l’acqua e con le strutture pigmentate in rosso, ciò che le rende particolarmente efficaci per le procedure sui tessuti molli della cavità orale.

Il laser e la cura delle gengive
Il laser costituisce un interessante aiuto sia nei casi meno gravi, sia in quelli più complessi. Nei casi meno gravi è possibile eliminare le cosiddette tasche parodontali fino ad una profondità di tre-quattro millimetri. La sonda del laser al neodimio o al diodo penetra nella tasca ed elimina vaporizzandoli i batteri presenti e la parete malata interna della tasca stessa. La gengiva smette di sanguinare e i denti sono più saldi. In genere si eseguono quattro applicazioni a distanza di una settimana l’una dall’altra. Nei casi più gravi il laser viene abbinato alla terapia parodontale chirurgica:  una volta aperta la gengiva nella zona gravemente malata, è possibile eliminare i batteri presenti e trattare la superficie di radice contaminata attivando anche il processo di guarigione del corpo. Quindi si può applicare un materiale di innesto come per esempio osso sintetico o osso del paziente stesso, ecc. La dimensione ridotta delle fibre ottiche assicura un accesso semplice e ottimale alle tasche, la procedura laser-assistita è molto più veloce rispetto ai metodi tradizionali e causa minor perdita di sangue, meno dolore post-operatorio e meno trauma rispetto al tradizionale trattamento meccanico. Gli studi indicano che alcuni laser specifici iniziano un processo di decontaminazione batterica che porta a una ritardata ripopolazione di batteri patogeni. La maggior parte dei pazienti adulti potrebbe trarre grande beneficio da questo tipo di trattamento, efficacissimo ma davvero minimamente invasivo.

Il laser si usa anche in implantologia?
. In implantologia il laser può aiutare a decontaminare i siti di inserimento dai batteri presenti e per attivare il meccanismo di guarigione. Particolarmente adatto sembra essere nel caso di impianti post estrattivi con immediato carico protesico, cioè quando si vuole inserire un nuovo dente su una nuova radice in titanio subito dopo avere estratto la radice dentale malata. In pratica si estrae il dente malato o fratturato e si decontamina l’alveolo vuoto con il raggio laser. Quindi si inserisce l’ impianto e immediatamente il nuovo dente. Si permette così nello stesso giorno una immediata estetica e una immediata capacità di masticare.

Il laser è adatto anche ai bambini?
Il laser è molto adatto per i bambini, ma anche quando non si fanno volentieri le anestesie, come con le signore in gravidanza o i cardiopatici, o semplicemente per chi è molto pauroso o ansioso. Infatti, qualche volta la paura di subire una piccola puntura può tenere i giovani pazienti lontano dallo studio dentistico trascurando così i controlli di igiene e la cura delle carie.Il laser può ridurra, o a volte anche eliminare, la necessità di infiltrazioni di anestetico locale. Inoltre si può utilizzare il laser al diodo quando sono necessari piccoli interventi sulla gengiva o sulle mucose dei bambini. Nel caso per esempio si debba tagliare il frenulo labiale, cioè quel legamento che talvolta unisce in modo troppo rigido il labbro all’arcata dentaria, oppure se deve essere “scappucciato” un dente con difficoltà di eruzione, cioè un dente permanente che non riesce spontaneamente ad affiorare dalla gengiva, o che deve essere collegato a un attacco ortodontico per essere dolcemente trascinato nella giusta posizione. Anche in questo caso, senza bisogno di eseguire punture, al massimo passando un gel sulla zona da operare, un minuto prima di iniziare. E senza che poi ci sia sanguinamento perché il laser utilizzato in questi casi taglia eseguendo nello stesso tempo la cosiddetta emostasi, insomma taglia “seccando” nello stesso tempo la ferita. Il sanguinamento dopo un intervento tradizionale infatti talvolta spaventa il bambino più dell’intervento stesso!

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PEDODONZIA

LA PREVENZIONE INIZIA DA PICCOLI… VUOI PRENDERTI CURA DAVVERO DEL SORRISO DEI TUOI FIGLI? LEGGI L’ARTICOLO CON TUTTE LE INDICAZIONI ED I CONSIGLI UTILI!

Il dentista pediatrico, detto anche pedodontista, è un odontoiatra che ha una preparazione professionale specifica, clinica e psicologica, che gli permette di trattare bambini anche piccolissimi grazie ad un approccio che mira ad instaurare un  rapporto di fiducia e collaborazione.

L’ottenimento della fiducia del bambino e la sua serenità sono il primo obiettivo che l’odontoiatra si deve porre ed è indispensabile per la corretta applicazione dei protocolli terapeutici e di prevenzione

Un bambino che vive un approccio sereno con il dentista diventerà un adolescente prima e un adulto poi che avrà a cuore l’igiene orale, e che sarà in grado di mantenere la salute della sua bocca più facilmente.

Per questo è molto importante far vivere ai piccoli pazienti le prime visite dal dentista come un evento naturale, necessario per star bene, ma non stressante. E’ consigliabile che la prima esperienza del bambino dal dentista non coincida con la necessità di eseguire un trattamento, ma è utile far eseguire una visita a partire dai 3 anni di età, per familiarizzare con la figura del dentista, con lo studio, con gli ambienti. Un giro sulla sedia, cartoni animati e musiche per bambini possono rendere la prima visita un momento divertente e vissuto senza paura. Se il bambino è tranquillo e la situazione lo permette durante la prima visita si può anche contare i denti da latte mentre il bambino controlla tutto quello che succede nella sua bocca attraverso uno specchio.

Per patologie più importanti nel nostro centro c’è la possibilità di trattare i bambini con l’ausilio della sedazione cosciente o analgesia sedativa gassosa, che permette al bambino di vivere una esperienza piacevole e all’odontoiatra di effettuare tutte le terapie necessarie su un paziente rilassato e collaborante, utilizzando un farmaco gassoso assolutamente privo di controindicazioni, che si usa in maniera quotidiana da molti decenni in tutti gli studi dentistici negli USA.

Riportiamo le risposte ad alcune domande che di frequente ci vengono poste sulla nostra pagina Facebook (Prosmile centro odontoiatrico) o direttamente nella nostra clinica, dai genitori dei nostri piccoli pazienti.

 Quando spuntano i denti da latte? Come posso prendermene cura?

Il primo dente da latte erompe intorno al sesto mese di vita. In alcuni bambini ciò può avvenire prima mentre in altri può avvenire alcuni mesi dopo. Se il suo bambino all’età di un anno però non presenta ancora il suo primo dentino allora è necessario portarlo da un dentista pediatrico per una visita.

Fin dalla nascita sarebbe opportuno pulire le gengive del bambino con una piccola garza, anche se non sono presenti dentini, almeno due volte al giorno ovvero ancora meglio pulire sia le gengive che la lingua ogni volta che mangia per mantenere un alito fresco e per abituarli. Una volta che il primo dentino da latte è erotto deve essere pulito con uno spazzolino dalle setole morbide, è utile chiedere al farmacista uno specifico spazzolino della dimensione giusta.

Perché i denti da latte sono importanti se comunque dovranno cadere?

I denti da latte sono importanti principalmente perché conservano lo spazio per i successivi denti permanenti, che cominciano ad erompere intorno all’età di 6 anni. Inoltre denti da latte, gengive e lingua sono importanti non solo per la funzione masticatoria ma anche perché intervengono nella crescita della mandibola e della mascella e nella corretta eruzione dei denti permanenti.

I denti da latte per di più sono una chiave importante nel corretto sviluppo del linguaggio e della fonazione, oltre che a dare, se correttamente sviluppati, una buona immagine di sé al bambino.

A che età cominceranno a spuntare i denti permanenti?

All’età di 4 anni comincia a crearsi lo spazio per i denti permanenti, mentre le ossa mascellari cominciano il loro sviluppo e quindi il loro accrescimento. I primi denti da latte che andranno persi verso i 6-7 anni saranno i due incisivi centrali inferiori e subito i due incisivi inferiori permanenti occuperanno il loro posto. Contemporaneamente i primi molari superiori ed inferiori cominceranno a crescere nel cavo orale.

Dai 6 ai 12 anni è normale osservare nella bocca del bambino la presenza sia di denti da latte che di denti permanenti, perchè ci si trova in una fase di transizione della dentatura, in cui alcuni denti sono già stati cambiati ed altri no. Mediamente la permuta termina fra i 12 ed i 15 anni di età.
Come posso preparare il mio bambino alla prima visita dal dentista?

Per preparare il bambino alla prima visita dal dentista e renderla una piacevole esperienza è possibile spiegare che il dentista è un amico che si prende cura dei dentini, o  leggere un libro divertente sulla visita dal dentista, o guardare insieme un cartone animato che ne parli. E’ importante inoltre descrivere l’ambiente dello studio dentistico e il ruolo svolto dal dentista. Un ulteriore consiglio è quello di dire al bambino la data dell’appuntamento con un certo anticipo, in tal modo il bambino si potrà preparare al meglio. E’ importante NON usare il dentista come minaccia perché il bambino non si lava i denti, così facendo infatti si creerà ulteriore paura che durerà anche quando saranno grandi, rendendo difficile l’esecuzione di eventuali terapie necessarie. E’ importante anche NON comunicare la propria paura o esperienze negative vissute in passato dai genitori o dai parenti con i dentisti.

Quante volte al giorno i bambini si devono lavare i denti?

Esattamente come gli adulti, i bambini devono lavare i denti almeno 3 volte al giorno, cioè subito dopo i 3 pasti principali della giornata . E’ importante sottolineare che ,ogni volta che ci si lava, lo spazzolamento dei denti deve durare circa 3 minuti: diverse ricerche hanno mostrato che mediamente gli italiani spazzolano i denti soltanto per 30 secondi ad ogni lavaggio, un tempo insufficiente a garantire la corretta rimozione dei batteri della placca. Aggiungiamo che nell’igiene dentale quotidiana lavarsi i denti prima di andare a dormire è il momento più importante poichè durante il giorno la saliva neutralizza l’azione degli acidi della placca per effetto tampone  diminuendo la possibilità di formazione della carie. Quando si dorme invece la produzione della saliva diminuisce notevolmente e quindi cala anche il livello di protezione dei denti che sono così più esposti all’insorgenza della carie.

Un consiglio è di far lavare (o almeno sciacquare) i denti anche dopo merende o spuntini e dopo aver preso medicine che a volte possono contenere acidi che possono indebolire lo smalto dei denti.

Come posso prevenire la carie nei miei figli? Cosa sono le sigillature dei denti?

E’ molto importante limitare alcuni alimenti che sono più pericolosi per i denti dei bambini, come ad esempio quei cibi rimanere intrappolati nei solchi e nelle fossette dei denti ovvero tra i denti stessi possono diventare dannosi se non si rimuovono in breve tempo, poiché possono fermentare e aumentare la quantità di batteri cariogeni in bocca. Le sigillature sono il metodo più efficace, insieme alla fluoroprofilassi, per la prevenzione della carie nei bambini,  e devono essere effettuate non appena i denti posteriori sono spuntati nel cavo orale. La superficie masticante di tali denti infatti è caratterizzata da una anatomia complessa, ricca di solchi e fossette in cui spesso rimangono residui di cibo con formazione di carie.

Vengono eseguite applicando sui denti un materiale resinoso molto fluido che scorrendo all’interno dei solchi e delle fossette, indurendosi ne rende la superficie masticante scivolosa in modo tale che i residui di cibo possano essere rimossi più facilmente. Inoltre questi materiali contengono al loro interno concentrazioni variabili di fluoro che viene lentamente rilasciato nel tempo, contribuendo a fortificare lo smalto e a proteggerlo dalla formazione della carie. E’ utile inoltre eseguire le sigillature prima di iniziare un trattamento con apparecchi ortodontici: infatti portare l’apparecchio rende più difficile la detersione corretta dei denti, aumentando a volte il pericolo di carie.

Cosa si intende per fluoroprofilassi? Come avviene il trattamento?

La fluoroprofilassi consiste nell’utilizzo del fluoro per la prevenzione della carie dentaria. Il fluoro è un minerale che, applicato direttamente sulla superficie dei denti, rende lo smalto più resistente all’attacco acido della placca batterica. Il fluoro è presente, sia pure in concentrazioni molto limitate, anche nei dentifrici per bambini che consigliamo di utilizzare fin dalla comparsa dei primi denti da latte. Dopo i 6 anni, quando inizia l’eruzione dei primi denti permanenti si effettua una visita di controllo e, in base alla presenza o meno di altre carie, alle abitudini alimentari ed al livello di igiene orale si decide se eseguire le applicazioni di fluoro sui denti dei bambini. Presso il nostro studio, la fluoroprofilassi topica viene effettuata tramite l’applicazione periodica (2 volte l’anno) dei gel contenenti fluoruri che può essere eseguita con l’ausilio di semplici mascherine contenenti fluoro che vengono mantenute per alcuni minuti nella bocca dei piccoli pazienti.

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TAC TRIDIMENSIONALE

 

ProSmile investe nella tecnologia più moderna ed efficiente per la cura ed il benessere dei suoi pazienti!

Dal 25 gennaio sarà in funzione nel nostro centro il nuovo macchinario radiografico TAC tridimensionale (più propriamente chiamato CBCT)  per eseguire diagnosi  3D della bocca dei nostri pazienti, e pianificare in maniera ancora più precisa ed accurata i nostri interventi di implantologia, chirurgia orale e parodontologia, con una emissione di radiazioni molto inferiore agli apparecchi TAC di vecchia generazione!

Quali sono le differenze fra una moderna CBCT ed un tradizionale macchinario per le TAC odontoiatriche?

La TAC convenzionale utilizza un fascio ristretto a ventaglio che ruota attorno alla testa del paziente,

acquisendo sottili sezioni assiali per ogni rotazione. Quindi, per visualizzare una sezione anatomica, si

devono completare molte rotazioni (con uno o più sensori dedicati) (Figura 1).

fig.1

A causa di queste ripetute acquisizioni, le TAC convenzionali hanno una dose elevata e possono, talvolta, dare informazioni non sempre accurate.

.  La diagnosi radiografica CBCT utilizza invece un fascio a forma conica per acquisire l’intero volume, effettuando un’unica rotazione.  Il risultato sarà un’immagine più accurata, che contiene una serie completa di informazioni ed e ottenuta con un tempo di esposizione ai raggi-X considerevolmente inferiore rispetto ad una TAC convenzionale (Figura 2).

 

fig.2

Il software dedicato da invece la possibilità di ricreare diverse tipologie di immagini, potendo studiare le informazioni radiografiche e fare diagnosi sia in 2D (come le ortopanoramiche) sia con ricostruzioni volumetriche in 3D (Figura3).

fig.3

Per avere altre informazioni o prenotare la tua prima visita compila il form qui sotto oppure

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Estetica Dentale: come recuperare il sorriso con le corone in ceramica integrale

 

FOTO 1

Spesso parlando con gli altri ci capita di notare qualcosa di “strano” nei loro denti, come colorazioni differenti, denti gialli o di un colore palesemente finto, o addirittura di notare bordi metallici scuri, che ci fanno chiaramente capire che i denti del nostro interlocutore hanno ricevuto dei lavori protesici (capsule o ponti)  spesso non esteticamente validi. Una volta, decine di anni fa, alcuni compromessi estetici erano inevitabili: oggi però non sono più accettabili. Le moderne tecnologie infatti ci mettono a disposizione dei nuovi materiali ad altissima valenza estetica, in grado di replicare perfettamente la forma ed il colore della dentatura naturale, così da poter ripristinare denti mancanti qualora mancassero, o riparare ai danni estetici dovuti a traumi o vecchie cure odontoiatriche non perfette.

In questo articolo presentiamo un  caso di ripristino estetico di incisivi frontali superiori, cioè i denti maggiormente visibili ed esposti alla luce, quindi uno dei casi più difficili da risolvere per chi si occupa di odontoiatria estetica.

FOTO 2

Come visibile dalla foto 1, la paziente (una giovane donna di 30 anni) si è rivolta a noi per correggere un problema estetico causato da un trauma sull’incisivo centrale superiore di destra occorso molti anni prima, che aveva causato la morte del dente, e la sua discolorazione (evidenziata in foto 2 dalla freccia), oltre ad una disarmonia dei profili e delle lunghezze degli incisivi superiori.

 

FOTO 3

Per risolvere il problema e soddisfare le esigenze estetiche della paziente si è deciso di riabilitare entrambi gli incisivi centrali realizzando delle corone estetiche in ceramica integrale (di silicato di litio), che hanno il vantaggio di possedere traslucenza e colorazione quasi completamente sovrapponibili a quelle dei denti naturali, e che possono essere caratterizzate dal laboratorio odontotecnico ricreando le sfumature di colore e i giochi di luce dei denti naturali adiacenti. Inoltre queste capsule non hanno una struttura metallica, quindi non c’è pericolo di allergie da metalli (che peraltro sono molto rare, va precisato).

 

FOTO 4 , FOTO 5

Dopo i trattamenti canalari e le cure preliminari sono stati realizzati i primi provvisori in resina che, seppur non perfetti, sono serviti a migliorare nell’immediato il sorriso, e sono stati usati per condizionare e modificare la forma delle gengive ( foto 3). Dopo circa un mese sono stati realizzati i provvisori estetici, con i quali si è cercato di simulare il risultato finale in termini di colore e di spessori, studiando anche la forma, gli angoli e le dimensioni dei denti (foto 4 e foto 5), oltre al profilo di emergenza gengivale, cioè il livello dal quale la capsula “esce dalla gengiva”, proprio come i denti naturali.

Dopo alcune sedute sono iniziate le prove delle corone definitive in ceramica integrale (foto6) che vengono eseguite cotto ingrandimento, e in diverse condizioni di luce, per poter controllare le trasparenze anche con diverse intensità luminose.

FOTO 6, FOTO 7

Dopo alcune prove si è finalmente arrivati al risultato desiderato, che ha soddisfatto pienamente sia noi che la paziente (foto 7, 8, 9).

FOTO 8, FOTO 9

 

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Implantologia a Carico Immediato

Si sente sempre più parlare di metodiche che consentono, nel giro di poche ore, in genere entro le 24 ore, di riabilitare una o entrambe le arcate con denti fissi montati su impianti.
Nel nostro centro eseguiamo con soddisfazione questi interventi di chirurgia implantare da più di 6 anni, potendo vantare e documentare una casistica ampia e di successo.
Ma come avviene, concretamente, questo tipo di terapia?
Dopo un attento studio del caso, delle lastre, delle fotografie e delle impronte lo specialista implantologo progetta e programma l’intervento, che per una arcata solitamente ha la durata di 1 ora circa, ed avviene sotto una leggera sedazione, per minimizzare i fastidi per il paziente. alla fine dell’intervento, se necessarie, vengono rilevate le impronte.
Quindi in un laboratorio specializzato vengono create le arcate di denti e solo ENTRO 6 ORE dall’ingresso il paziente potrà uscire con denti nuovi e già perfettamente funzionanti.
Circa 1 ora di intervento; circa otto ore totali da quando si entra a quando si esce con i denti fissi.

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Adolescente con l'apparecchio ortodontico

Apparecchio Ortodontico

Per i portatori di apparecchio ortodontico la pulizia dei denti spesso si presenta più difficoltosa, pur richiedendo maggiore attenzione: infatti l’apparecchio facilita l’accumulo della placca nei pressi degli attacchi, aumentando il rischio di carie o di gengiviti sui denti colpiti.

Il mantenimento di un adeguato standard di igiene orale è possibile mediante degli strumenti appositi, che consentiranno la pulizia anche nelle aree più nascoste, o in quei punti in cui l’apparecchio ortodontico complica le manivre di igiene.

Esistono dei particolari tipi di filo interdentale, che presantano un tratto terminale rigido che ne permette l’inserimento al di sotto dell’arco ortodontico, così come degli appositi spazzolini che consentono lo spazzolamento orizzontale intorno agli attacchi ortodontici, senza rovinarli e senza traumatizzare le gengive.

Infine, importantissimo, lo scovolino (motrato nell’immagine) permette di rimuovere la placca sia sugli attacchi ortodontici, sia negli spazi interdentali.

L’uso di un collutorio dedicato può essere consigliato in presenza di gengivite o infezione, ma, come ricordiamo sempre ai pazienti, da solo non basta: la rimozione della placca dai denti deve essere fatta con gli spazzolini!

Contattaci per qualsiasi chiarimento!

Ipoplasia dello smalto

Ipoplasia dello smalto

L’ipoplasia dello smalto è una malformazione dello smalto dentale causata da alterazioni nella formazione dello smalto stesso durante le fasi della formazione del dente.
È una patologia tipica dell’infanzia che perdura tutta la vita.
L’ipoplasia può essere di diverso grado: da severo a moderato in base all’area del dente interessata.
In pratica è la mancanza di tutto o parte dello smalto che ricopre un dente.
Gli elementi dentari più colpiti sono i primi molari permanenti, gli incisivi superiori e quelli inferiori.
I problemi principali generati dall’ipoplasia, sono la sensibilità dentinale al caldo freddo, scarsa estetica e, soprattutto l’aumentata predisposizione alla carie.
Nelle foto mostriamo il trattamento di un caso di ipoplasia dello smalto in una paziente di 16 anni.

Le foto mostrano lo stato iniziale degli incisivi superiori (foto 1)

foto dell'’ipoplasia dello smalto

i denti dopo aver eseguito una terapia sbiancante con il Laser a Diodi (foto2)

foto dell'’ipoplasia dello smalto in fase di cura

ed infine il restauro adesivo in materiale estetico (foto3).

foto dell'’ipoplasia dello smalto curata